A Japanese Christmas carol

by | Dic 23, 2022 | In evidenza, Librarsi | 0 comments

A Japanese Christmas carol

Con un asino al posto della renna, anche il Giappone ha il suo Babbo Natale, e il suo racconto di bontà e di buoni sentimenti, di attesa e di sorpresa. Da un libro pubblicato nel 1900, ecco Santa Kurō e la sua vera identità ( spoiler ! ).


Tra le montagne di un paese innevato del Nord, vive un bambino di otto anni, Mineichi Hayashi, e la sua famiglia, devota cristiana, trascorrendo le giornate osservando gli insegnamenti della Bibbia e pregando Dio.

“Mineichi è un ragazzino paffuto e grazioso, con occhi grandi e freddi, un viso bianco con un bellissimo e ineffabile splendore e capelli neri e lunghi che gli pendono senza sosta dal viso, facendolo sembrare saggio e svelto, cosa insolita in una famiglia di montagna. “

E’ notte, nevica abbondantemente, ma la famiglia, attorno al focolare, si gode serenità e tepore. D’un tratto il cane Buchi deposita un berretto ai piedi di Mineichi. Il papà capisce che qualcuno, là fuori, ha bisogno di aiuto e con una slitta padre e figlio, guidati dal cane Buchi, si precipitano nel buio della tempesta di neve.

Sul ciglio della strada quasi cancellata dalla neve scorgono un viaggiatore svenuto. Lo portano a casa e per scaldarlo la mamma getta nel camino una fascina di paglia dopo l’altra e dopo un momento di tensione in cui sembra che tutto sia perduto, il viaggiatore apre gli occhi, è vivo. Lentamente si riprende e si presenta.

Il viandante si chiama Iguchi Gohei, ha 50 anni ed è un contadino di un villaggio lontano.

Quando il viaggiatore chiede come potere ringraziare, il padre risponde.
“Se volete ringraziarci, dovete ringraziare Dio, perché per quanto ci impegniamo, non è possibile senza la volontà di Dio.”
“Dio?”
Il viaggiatore sembrava dubbioso.
Sono Gohei Iguchi del villaggio di Hanai e nella mia casa adoro otto milioni di divinità, ma quale dio devo ringraziare?”

“Quale dio dobbiamo ringraziare? Che sia il dio del cielo.”

Il viaggiatore è sempre più confuso.

“Cosa c’è, allora, un dio diverso da quelli sull’altare?”
Mineichi rideva.
No”, disse con fermezza, “voglio che ringraziate l’unico Dio onnipotente del cielo, non chiedo altro. Va bene così”, disse con fermezza.
Il viaggiatore rispose: “Sì. ……”.

Il viaggiatore è comunque sempre più dubbioso e perplesso e teme che quegli “stranieri” avvelenino la sua anima. Dopo tre giorni, ripresosi completamente, ringrazia sentitamente e riprende la via di casa.

Trascorrono i mesi, giunge la primavera, la vita per la famiglia Hayashi procede splendidamente: papà sta coltivando i campi, mamma si prende cura dei bachi da seta e Mineichi è impegnato con la scuola. La vita prende una svolta improvvisa e tragica, però, quando il padre si ammala misteriosamente. Viene chiamato un medico, poi un pastore e poi un altro medico, ma le sue condizioni continuano a peggiorare. Le stagioni cambiano e finalmente, una notte, la salute del padre comincia a migliorare rapidamente e alla fine dell’autunno è quasi completamente guarito.

“È il mese di dicembre, vero?”
Disse, come se fosse tornato in sé solo ora.
“Sì, è così.”
La madre rispose senza riflettere.

“Il Natale è ormai alle porte.”
“Sì, sarà presto, e mi dispiace per Mineichi, non potrò comprargli nulla quest’anno.”

A causa della malattia, della preoccupazione e del trambusto degli ultimi mesi, nessuno ha potuto accudire i campi, nessuno li ha seminati e l’inverno è ormai alle porte senza che gli Hayashi abbiano immagazzinato il fabbisogno per i rigori dei mesi futuri. E tra l’altro quest’anno il piccolo Mineichi non potrà avere nemmeno il suo regalo di Natale.

“Oh, mio caro ragazzo. Quest’anno, a causa della mia malattia, non posso comprarti nulla per Natale.”
Mineichi rispose.
“Non ho bisogno di nulla, padre.”

Era la notte di Natale quando padre e figlio ebbero questa conversazione. Dopo che Mineichi si è addormentato, la famiglia riceve una visita. Si tratta di Gohei Iguchi, il viaggiatore a cui la famiglia aveva salvato la vita l’inverno precedente. Gohei è venuto a festeggiare il Natale con la famiglia, portando con sè molti regali. E, soprattutto, per Mineichi: c’erano vestiti e scarpe, aquiloni di carta e koma, racconti e libri illustrati.

La copertina illustrata della pubblicazione “Santa Kurō” – NDL Digital Collections

All’alba del 25 dicembre, Mineichi apre gli occhi e, con grande sorpresa, vede il letto circondato di regali. Cerca di svegliare la mamma, ma la donna è stravolta, provata dalle fatiche degli ultimi giorni. Ha più fortuna con il papà, che strabuzza gli occhi davanti a tanta abbondanza. Insieme leggono il biglietto che accompagna pacchi e pacchetti:

«Ti offro questi doni perché hai seguito gli insegnamenti di Dio e perché hai aiutato tuo papà a salvare la vita di quel viaggiatore. Ben fatto, ragazzo mio». Firmato 三 太九郎 ovvero «Santa Kurō, il vecchio delle province del Nord”.


Nel 1900 (Meji 33) Shindō Nobuyoshi pubblicò Santa Kurō, uno dei primi libri giapponesi a presentare Babbo Natale in un racconto dagli intenti educativi e morali. Scrive il portale Nippon.com che “la sua storia semplice e il forte tema cristiano contrastano nettamente con l’osservanza in gran parte secolare del Natale in Giappone oggi, offrendo uno sguardo affascinante sulle prime vedute della festa insieme alla vita rurale durante l’era Meiji (1868-1912).

Dalla rivista per bambini Kodomo no tomo (1914)

Negli anni successivi, l’esistenza di Babbo Natale si diffuse tra i bambini giapponesi e nel 1914 (Taisho 3) il numero di dicembre della rivista per bambini Kodomo no Tomo pubblicava una immagine di Babbo Natale più ‘classica’ : un nonno dalla barba bianca, con abiti rossi, cappello rosso e una spessa cintura intorno alla vita, mente un bimbo lo spia dal suo letto mentre mette i doni sul focolare.

E chi non ha cercato di restare sveglio per vedere colui che porta doni ai bambini buoni ?


Daniela Schifano

Passioni: i suiseki, i gatti, tutto ciò che è giapponese tranne il sushi. Leggere, scrivere, studiare, divulgare, viaggiare.

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