Tōgenkyō, una risonante bellezza

by | Nov 25, 2024 | Suiseki | 0 comments

Tōgenkyō, una risonante bellezza

di Daniela Schifano
(Articolo pubblicato sul BCI Bonsai & Stone Appreciation Magazine – Q3 2024 )


Se è vero che “una pietra racconta di una bellezza appartenuta al passato, ma che guarda già al mondo degli spiriti e si preoccupa di lasciare qualcosa a chi guarda, a chi chiede…” ebbene, il suiseki protagonista di queste pagine è il testimone di una storia che mi ha riguardato e influenzato profondamente, ben prima che mi fosse possibile acquisirlo.

Da acerba principiante, ero chi guarda, chi chiede, quando studiavo nel 2007 le poche pagine Internet esistenti all’epoca, e tra queste il sito del collezionista svizzero Martin Pauli. Ero in cerca, nel suiseki, di una estetica diversa da quella delle pietre paesaggistiche dal forte impatto, che mi lasciava inappagata, forse perché il loro fascino mi sembrava tanto scontato quanto effimero.

Nelle pietre proposte da Martin Pauli fui colpita dalla loro diversa bellezza, da una eloquenza silenziosa e tranquilla, al punto di farne, tra i tanti possibili, il mio ideale estetico di riferimento, il mio personale punto di partenza.  Lo stile fotografico delle immagini aiutava a creare una atmosfera rarefatta, dove luce e buio erano insieme protagonisti.



Ogni suiseki era accompagnato da descrizioni accurate: luogo di origine, dimensioni, materiale, modalità di acquisizione, eventuali precedenti proprietari.

Kamogawa Maguro Beiten Monyô Ishi


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Pietra del fiume Kamo
Maguro Beiten Monyô Ishi
Misure: 23 cm x 8 cm x 7 cm

Antica pietra del fiume Kamo. Maguro è la parola che indica il colore nero intenso. “Beiten” significa chicco di riso, “Monyô” significa disegno. La pietra rappresenta una montagna distante.
La sua superficie è “sakari” con un motivo a chicchi di riso.
Questo meiseki è stato esposto per la prima volta in pubblico all’inizio del 1940.”

Solo dopo molto tempo ho dato un nome a questa bellezza sottile e alla risonanza emozionale che emana, valori espressi dal termine yojō (余情).

In ambito poetico, lo studioso e monaco Kamo no Chōmei (1155-1216) lo definisce “un sovrappiù di senso non apparente nelle parole”, e il poeta simbolista Mallarmé (1842-1898) afferma nel suo stile lapidario: “Nel suggerire un oggetto, c’è il sogno.

Yojō rappresenta il “surplus dell’emozione” o l’elemento suggestivo, un concetto che va oltre l’apparenza visibile: la suggestione, il fascino persistente, l’impressione duratura.

Suggerimento piuttosto che dichiarazione.

Invece di rappresentare chiaramente un soggetto, yojō si basa sulla suggestione. Un’opera d’arte che incarna yojō lascia spazio all’interpretazione, invitando l’osservatore a completare l’immagine con la propria immaginazione ed esperienza emotiva.

Emozione residuale.

Yojō si concentra sull’emozione residua, quella sensazione che persiste anche dopo che l’opera d’arte è stata osservata. Questo ideale estetico mira a creare un’esperienza duratura che continua a risuonare nell’osservatore, generando un senso di nostalgia, riflessione o contemplazione.


Passarono gli anni e le esperienze, ma questa pietra rimase nel mio immaginario e soprattutto influenzò le mie scelte e il mio gusto nel dedicarmi al suiseki. Forse fu per questo che, quando essa fu messa in vendita dal suo proprietario, la riconobbi immediatamente e decisi di acquisirla. Era la fine del 2022. Martin Pauli mi raccontò la storia della pietra, per la parte che lo riguardava, e successivamente io aggiunsi un altro tassello. Ogni collezionista di suiseki storici sa quanto sia importante datare una pietra attraverso documenti tangibili. A volte informazioni preziose sono affidate al kiribako, la scatola in legno di paulonia che ha come scopo principale la conservazione della pietra. Informazioni come nome poetico, data del ritrovamento, luogo di origine, precedenti proprietari, poesie, annotazioni personali e dipinti possono essere presenti sul lato anteriore e posteriore del coperchio della scatola. Ma sono importanti anche tutte le pubblicazioni che la riguardano, come i cataloghi di mostre a cui ha partecipato, o monografie di collezioni famose.

Martin Pauli acquisì la pietra da Arishige Matsuura, allora Presidente della Nippon Suiseki Association, alla fine degli anni ’90. Stranamente, il kiribako della pietra non riporta nulla, ma la pietra è stata esposta in due edizioni della Meihinten: una volta a nome di Martin Pauli, nella edizione n. 39 che si svolse nel 1999, con il n. 17, ma ho scoperto successivamente che figura anche in una edizione precedente, la n.32 che si svolse nel 1992, esposta con il n. 44 dalla signora Akaogi Shizuko. Martin Pauli mi ha cortesemente donato il catalogo 39, mentre sono ancora alla ricerca del catalogo 32, di cui possiedo solo la foto della pagina. È possibile anche che in anni ancora precedenti il suiseki sia stato pubblicato in un catalogo Kokufu, come accompagnamento a un bonsai, ma sto ancora cercando di trovare l’edizione di riferimento.

La pietra è stata esposta nel 1992 nel suo daiza, molto sottile e delicato, nel 1999 in un suiban:

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Dal catalogo della Meihinten n.32 (1992)

Mrs. Akaogi Shizuko

Dal catalogo della Meihinten n.39 (1999)

Mr. Martin Pauli

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Il racconto della sorgente dei fiori di pesco.


Stranamente, la pietra non aveva un nome poetico: non è un obbligo, ovviamente, è una scelta a discrezione del proprietario. Sarebbe stato più facile esimermi da un compito così oneroso ma, come diceva Galileo, “i nomi e gli attributi si devono accomodare all’essenza delle cose.” In una storia scritta dal poeta cinese Tao Yuanming nel V secolo, intitolata “Il racconto della sorgente dei fiori di pesco” ( 桃花源記 ) si parla di un luogo nascosto, scoperto per caso da un pescatore, dove si vive in perfetta armonia e serenità. Questo luogo, Tōgenkyō, che significa “Paradiso dei fiori di pesco” o “Terra dei fiori di pesco”, è un concetto culturale e letterario radicato nella tradizione cinese e giapponese, usato per descrivere un luogo ideale, di pace e abbondanza, separato dal resto del mondo e dai suoi problemi. Ma a differenza del concetto di ‘utopia’, Tōgenkyō non esiste, è una incarnazione poetica dell’esistenza che è già nel cuore delle persone. Non è luogo fisico di questa terra, esiste nel profondo dell’anima e non si ha quindi il bisogno di cercarlo.

Sono così arrivata al presente. Potrei tenere questo suiseki gelosamente custodito, perché esso è, per me, qualcosa che va oltre alla sua natura di pietra, e che, come le cose intime, non è necessario esporre, per pudicizia. Ma gli farei un torto, o meglio, lo farei a chi, come me, lo potrebbe sentire risuonare.

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Ho quindi esposto “Tōgenkyō” al XXVII Congresso U.B.I., che si è svolto ad Arco di Trento dal 26 al 28 aprile 2024.
Nella esposizione ho cercato, con tutti i miei limiti, di suggerire l’atmosfera della stanza del tè, dove si esce temporaneamente dal chiacchiericcio del mondo e dai suoi affanni.

Nel chabana (fiori per il tè) un ramo fiorito di Viburno e un Salix caprea. Ho sperimentato l’immediatezza e la transitorietà di comporre con i fiori.

Il suiban è giapponese, degli anni ’70.

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Il B.C.I. Excellence Award, assegnato da Massimo Bandera, B.C.I. Director,  è il prestigioso premio che ha aggiunto una dimensione di ulteriore condivisione di bellezza.

Questo suiseki, per me così importante, mi ha dato e insegnato tanto, soprattutto su me stessa.

Da “Il racconto della sorgente dei fiori di pesco” : “Non cercherò più qualcosa che risplende oltre il mare, perché è sempre qui, dentro di me.”

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Credits.

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Bonsai BCI – Sito ufficiale

Onorata di essere invitata a scrivere un articolo per la rivista, ne pubblico la versione originale in italiano, con l’autorizzazione del BCI.


Daniela Schifano

Passioni: i suiseki, i gatti, tutto ciò che è giapponese tranne il sushi. Leggere, scrivere, studiare, divulgare, viaggiare.

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“Un tempo, prima che esistesse la scrittura, si mandava a qualcuno una pietra che esprimeva il proprio stato d’animo. Dal suo peso e dal suo tatto, l’altro poteva capire come ci si sentiva. Una pietra liscia poteva significare felicità, una ruvida poteva esprimere preoccupazione.”
(Departures, 2008)

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