Oltre la forma

esplorando le corrispondenze tra karesansui e suiseki

Oltre la forma

Siamo lieti di pubblicare un estratto del testo di Paco Donato, co-autore di Shakkei.

Chi troverà interesse nel leggere l’articolo, può venirci a trovare al Congresso Nazionale della Nippon Bonsai Sakka Kyookai Europe, che si terrà a Buttrio (Udine) dal 29 Settembre all’1 Ottobre, dove tra le varie conferenze verrà approfondito l’argomento.


Nel vasto panorama dei giardini giapponesi, spicca una forma unica di espressione artistica: il Karesansui, noto anche come giardino secco giapponese. Questa forma di giardino è intrisa di profonde sfumature filosofiche e simboliche, che invitano l’osservatore a una riflessione profonda sulla natura, sull’impermanenza e sull’interconnessione tra gli elementi del mondo.

In questo articolo, condurremo un’analisi comparativa nel mondo del Suiseki, focalizzandoci soprattutto sull’espressione di “formazione dell’assenza di forma” nel Karesansui. Analizzeremo brevemente il significato di questa enigmatica espressione, le sue implicazioni culturali e la sua rilevanza nell’odierna società.

Formazione dell’assenza di forma: una contraddizione apparente


Il termine “Formazione dell’Assenza di Forma” potrebbe a prima vista sembrare una contraddizione, ma è proprio questa apparente incongruenza che getta luce sul profondo significato sottostante ai giardini Karesansui. L’obiettivo di creare una “forma provvisoria” all’interno di un giardino senza forme fisse, richiama l’attenzione sulla natura mutevole della realtà. Questo concetto, sostenuto dalla poesia di Muso Soseki, sottolinea che, nonostante la fugacità e la transitorietà della vita umana, è possibile trovare momenti di bellezza e significato in ciò che è temporaneo e mutevole, proprio come le forme temporanee create nella ghiaia e nella sabbia del giardino.

Simbolismo e astrazione: pietre e ghiaia come montagne e fiumi


Il cuore del Karesansui risiede perciò nella sua capacità di evocare paesaggi naturali attraverso elementi inorganici come pietre e ghiaia. L’espressione “pietra e ghiaia sono come montagne e fiumi” sottolinea la natura simbolica di queste rappresentazioni. Le pietre e la ghiaia non sono montagne e fiumi reali, ma tramite la loro disposizione e il loro posizionamento creano un’immagine mentale che incarna l’essenza di tali elementi naturali. Questo richiama l’attenzione sulla connessione profonda tra l’arte del giardino e la filosofia dell’impermanenza e della transitorietà, invitando l’osservatore a riflettere sulla natura mutevole della vita e dell’universo.

Dal codificato al concettuale: il processo creativo del Karesansui


La trasformazione del Karesansui da una forma codificata, ossia attraverso delle regole, a una forma concettuale è un viaggio che rispecchia il passaggio dalla rappresentazione fisica all’interpretazione soggettiva. Inizialmente caratterizzato da una disposizione strutturata di pietre e ghiaia, secondo tradizioni e stili specifici, il Karesansui si presta alla lettura personale dell’osservatore. Questo passaggio permette di attingere a significati più profondi e personali, rendendo il giardino una tela su cui dipingere le proprie emozioni e riflessioni. Questa transizione riflette la flessibilità e la fluidità della visione estetica giapponese, che abbraccia appunto sia la tradizione che l’interpretazione personale.

I giardini Karesansui rappresentano un paradigma unico nell’arte del paesaggio giapponese, invitando l’osservatore a considerare la bellezza dell’effimero e l’interconnessione tra forme fisiche e significati simbolici. La filosofia intrisa in questi giardini trasmette un messaggio universale sulla natura mutevole dell’esistenza e la bellezza intrinseca dell’impermanenza. In un mondo sempre più affollato di distrazioni e fugaci gratificazioni, il Karesansui ci ricorda l’importanza di fermarsi e contemplare la profondità delle cose, anche quando non hanno una forma definita, celebrando la connessione tra uomo, natura e universo, tutto espresso attraverso l’assenza di forma che trova proprio la sua forma nel cuore di chi osserva.

Nel contesto del Suiseki, la pietra è originariamente senza forma predefinita, ossia non plasmata secondo un’idea pre-concepita. Viene così enfatizzata la connessione tra l’essenza della pietra e il mondo naturale, rafforzando l’idea di contemplazione della natura nella sua forma più pura e spontanea. È interessante notare che il carattere per seki (pietra), ricorda un masso che si stacca da una parete rocciosa: quasi a ricordare che la pietra in sé non è significativa, ma lo è come parte di una montagna a portata di mano, anche quando la sua forma non evoca esplicitamente quella di una montagna. Questo qualificare la singola pietra come parte di un intero è un aspetto particolarmente significativo, perché rinvia alla generale visione del mondo che accomuna le principali civiltà dell’estremo oriente, in base alla quale ogni fenomeno ed evento specifico, deve sempre mantenere e presentare i segni del suo rapporto con lo sfondo da cui emerge, con la “matrice”, da cui sorge, identificandosi con la natura e l’universo.

Alcuni dei concetti inerenti al Karensasui trovano luogo elettivo nell’ambito del suiseki. E così come anche nel caso di altre forme, il suiseki può avere sia una forma fisica che un significato simbolico o concettuale. Le pietre (Suiseki), selezionate per la loro bellezza naturale e le caratteristiche uniche, possono essere esposte in modi che enfatizzano le loro forme, colori e tratti distintivi. Tuttavia, oltre alla loro presenza fisica, le pietre spesso evocano emozioni, sensazioni e concetti ampi. Quando si osserva una pietra, è comune per gli appassionati riflettere su ciò che la pietra potrebbe rappresentare o suggerire. Potrebbe evocare paesaggi, stagioni, concetti filosofici o anche stati d’animo. Quindi così come nel Karesansui, c’è spazio per un passaggio dall’aspetto esteriore di una pietra, a una interpretazione soggettiva e simbolica, donando al suiseki significati profondi.
Vediamo ora un esempio di parallelismo tra Karesansui e Suiseki.

Il giardino Choontei: un’armonia di movimento e tranquillità nel tempio Kenninji


Situato all’interno del complesso del Tempio Kenninji a Kyoto, il giardino Choontei si erge come un esempio dell’arte giapponese del paesaggio, trasmettendo una profonda comprensione del movimento e della quiete attraverso l’uso mirabile delle linee nella ghiaia. Definito “il giardino del suono delle onde”, questo giardino esemplifica la natura transitoria e dinamica della vita stessa, benché sia immerso nell’apparente staticità del giardino secco Karesansui.


La scuola Rinzai del buddismo zen ha influenzato profondamente il Tempio Kenninji, che risale al 1202, durante il periodo Kamakura. Il giardino Choontei è un riflesso tangibile delle dottrine zen, un connubio di serenità e mutevolezza. L’illusione di dinamismo nella quiete viene data attraverso l’uso sapiente delle linee nella ghiaia: il giardino cattura l’essenza delle onde in movimento. Questo raffinato equilibrio tra forma e concetto porta il visitatore a riflettere sulla natura effimera del mondo, incorporando il cuore della filosofia zen.

Mirei Shigemori e la modernità nel giardino giapponese


Mirei Shigemori, noto architetto paesaggista e studioso, ha affermato che l’ammirazione profonda per i giardini giapponesi rivela la scoperta della modernità ancor prima dell’età moderna. Gli antichi giardini giapponesi non si sono limitati a riprodurre paesaggi naturali in modo pittorico, ma hanno intrapreso un percorso di astrazione che ha anticipato l’approccio moderno all’arte.
Questa astrazione si manifesta come un processo in cui l’esperienza di calma e tranquillità viene interrotta dalla profondità di un pensiero o di uno stato mentale concettuale. Questo processo trova applicazione nei contesti di meditazione e contemplazione, dove l’obiettivo di raggiungere uno stato di quiete può portare a una riflessione più profonda. Analogamente, nel disegno di un’onda, si passa da una superficie d’acqua calma a una in movimento, evocando una sensazione di cambiamento e movimento.

Nel Suiseki: catturare l’essenza del movimento


Nel contesto del suiseki il concetto di catturare il disegno di un’onda si traduce nella presenza di linee, forme e colori che suggeriscono il moto dell’acqua. Tramite l’astrazione delle caratteristiche naturali della pietra, si crea un’immagine mentale di energia e movimento, esaltando l’essenza dell’onda stessa.

Sia nel giardino Choontei che nel suiseki, la forma tangibile cede il passo a una forma impermanente, un’espressione essenziale in cui pietre e ghiaia rivelano una forza espressiva più profonda. La quiete e il movimento, l’essenza e la forma, si intrecciano in un abbraccio armonioso che rappresenta la stessa danza della vita.



Paco Donato

Appassionato di bonsai, suiseki, fotografia e giardini giapponesi

2 Comments

  1. giorgio

    eccellente articolo, scritto in maniera piana e comprensibile a (quasi) tutti

    Reply
  2. Paco

    Grazie per il commento, sono contento che tu abbia trovato l’articolo eccellente e accessibile. L’obiettivo era quello di renderlo comprensibile a tutti. (Quasi) tutti.

    I più cari saluti.

    paco

    Reply

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