Il Noce, il gigante caduto

by | Gen 20, 2021 | Il (Bu)giardino, In evidenza | 0 comments

Il Noce, il gigante caduto

“Se tu guardi un albero e vedi soltanto un albero
non hai visto un albero.
Se guardi un albero e vedi un miracolo allora finalmente hai visto un albero”.
( A. De Mello )


La resilienza degli alberi è quella particolare capacità che hanno alberi e foreste di resistere a eventi avversi che li colpiscono e di adattarsi alle nuove opportunità che si manifestano (Giorgio Vacchiano).

E’ la magia dell’albero, un invito a trovare una relazione profonda tra noi e la natura stessa. L’albero come giardino: diventa un luogo d’incontro tra natura e cultura, ne diventa il riflesso. Contemplare la natura e coglierne la vera essenza in una illimitata connessione delle cose, in continuo mutamento, forma e distruzione, morte e rinascita, e che dunque non può prescindere dall’essere, dall’accadere, concepita nello spazio e nel tempo. Natura dunque come Essenza e Tempo, come Essere-Tempo.

Ed è proprio di questa Essenza che voglio raccontarvi la storia, di un albero che dobbiamo imparare a guardare, dello spirito che si cela in esso, di quella forza divina che si manifesta e lo contraddistingue: ciò che nella mitologia giapponese è definito “kodama” (木魂).

Impariamo alfabeti e non sappiamo leggere gli alberi”… scrive Erri De Luca, ci si accorge che le piante hanno un carattere diverso, c’è chi risplende in forza e flessibilità come il bambù, chi ha la tranquillità della Quercia, e chi invece, la tenacia del Noce.

Ed è proprio del Noce la storia che vi voglio raccontare, il Juglans major, un albero monumentale all’interno del Museo Orto botanico di Roma, in cui ricordiamo la presenza di una ventina di esemplari monumentali di altre specie.

Sarà forse per passione o per leggenda, ho voluto credere che in questa storia incredibile si celasse qualche misterioso segreto della natura, quasi un potere sovrannaturale che quel giorno mi ha regalato la certezza che dietro ogni albero c’è qualcosa di più grande e potente, tanto da salvare il protagonista di questa così strana avventura.

Tutto è accaduto un pomeriggio della metà di maggio 2008, sono passati dodici anni e il ricordo è ancora vivo nella mia mente.
E’ stato improvviso! un suono sordo, un lento e inesorabile piegarsi verso la terra accompagnato dallo spostamento d’aria ha congelato il mio sguardo. Il gigantesco Noce si è accasciato al suolo lentamente, senza far rumore. La morbidezza del fogliame piegato dal peso della chioma ha trasmesso all’albero quella flessibilità, che gli ha permesso di non venire spezzato, ma di adagiarsi lentamente alla sua terra assumendo la posizione che attualmente occupa.

L’Orto botanico di Roma è un giardino storico, presenta un interesse pubblico e come tale possiamo considerarlo un monumento. Il giardino richiede cure continue da parte di personale qualificato, il cui compito non è soltanto quello di far crescere e prosperare le piante in uno spazio verde, ma di mantenere l’armonia di qualcosa di vivo e in continuo mutamento, di custodire e conservare la specie.

E così si è intervenuti subito, per capire la soluzione migliore per salvare la vita dell’albero. Dopo un’attenta analisi si è provveduto ad una potatura di rami rotti o spezzati e quaranta metri cubi di terriccio per ricoprire parte della zolla che si era sollevata dal terreno esponendo in superficie circa il cinquanta per cento dell’apparato radicale. Un gesto di cura che ha permesso all’albero di autorigenerarsi e risvegliarsi a nuova vita.

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Oggi il Noce a distanza di dodici anni è ritornato ad essere forte e vigoroso dando origine ad altri alberi, ciascuno dei rami esili nel fianco non adagiato a terra ora sono diventati i fusti di “un bosco spontaneo del vecchio tronco”, cambiando la sua precedente forma architettonica vegetale.

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Curiosità: in Giappone il bonsai è l’arte del paesaggio, si prende in prestito dall’osservazione della natura, e così tra i tanti stili nel bonsai ce ne è uno chiamato ikadabuki (stile a zattera da tronco). Con questo termine viene realizzato in vaso uno stile che rappresenta la storia di un albero crollato, ed i suoi vecchi rami sono diventati alberi di un tronco allungato ma saldato alla base.

Che non sia questa la forma naturale dell’architettura del nostro Noce dal quale prendere spunto?

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Fagus crenata stile ikadabuki
Autore: Nicola Kitora Crivelli
nicolakitoracrivelli.com


(Per le foto del Noce, si ringrazia Silvia Stucky)


Paco Donato

Appassionato di bonsai, suiseki, fotografia e giardini giapponesi

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