Off limits

by | Lug 11, 2021 | Il (Bu)giardino, In evidenza, Zuihitsu | 5 comments

Off limits

Odawara Art Foundation Enoura Observatory – Winters Solstice Light-Worship Tunnel
by  Hiroshi Sugimoto


In Giappone esiste un modo gentile per dire “Non si entra”, affidato alle pietre.

Si chiamano sekimori ishi (関守石) o tome ishi (止め石) , sono delle dimensioni di un pugno, legate con un cordone nero. In passato, i viaggiatori sulle strade principali di Hokuriku e Tokai erano soggetti a controlli presso vari sbarramenti lungo il percorso ed i funzionari addetti erano conosciuti come seki-mori (custodi del confine, guardiani), un termine che gli uomini del mondo del tè adottarono per le pietre che sul sentiero nel giardino del tè impediscono agli ospiti di andare nella direzione sbagliata. I sekimori ishi sono utilizzati come invito a cambiare percorso, nel giardino della casa del tè, mentre i tome ishi sembrano indicare un divieto ad entrare in un luogo, quindi possono essere utilizzati in contesti diversi. Difficile fare una traduzione in italiano: pietre guardiane le prime, pietre di arresto le seconde.

Non un cartello, quindi, una scritta, piuttosto un invito gentile affidato ad una pietra.

“Poco prima dell’alba in una fredda mattina d’inverno, una figura solitaria si accuccia, pulendo meticolosamente ogni foglia di un albero basso nel suo giardino irregolare. Soddisfatta del senso di accoglienza trasmesso dalle foglie pulite, dal lastricato in pietra appena lavato e dagli aghi di pino sparsi nel giardino esterno, la nostro ospite Tokushige Sensei posiziona un sekimori ishi – una pietra avvolta con nero cordino – al centro del sentiero che si allontana dalla sala da tè. La pietra ha lo scopo di bloccare il percorso, impedendo così agli ospiti di smarrirsi. Ma oltre a questo, la pietra implica che l’ospite intende guidare i suoi invitati verso un’esperienza di condivisa illuminazione. Tokushige Sensei si alza, soffermandosi a notare che anche nella penombra ogni elemento del giardino evoca un fresco mattino in una valle di montagna. Il giardino esterno ha una sua logica verdeggiante, il giardino interno è scarno. Tokushige Sensei considera il contrasto tra loro, sapendo che questa prima sottile distinzione avvierà la transizione dei suoi ospiti verso uno stato elevato. Contenta, torna nella stanza di preparazione, che è adiacente la sala da tè al centro del giardino interno. Qui lei fa un attento controllo finale degli utensili che ha scelto, tutti sono stati posizionati vicino alla porta scorrevole di carta di riso che utilizzerà per tutta la cerimonia.”

(da “The Ideologies of Japanese Tea” – 2009 – Tim Cross)

E’ un percorso fisico e spirituale che permetterà agli invitati di godere dei punti salienti stagionali che il Maestro ha accuratamente preparato, lasciando alle spalle, passo dopo passo, la quotidianità, le preoccupazioni personali e materiali, per avvicinarsi al naturale stato delle cose, quindi a sé stessi.

Almeno nella leggenda, i sekimori ishi sono collegati al grande maestro del tè Sen no Rikyū (1522-1591). L’aneddoto, riportato nel Nanporoku, la trascrizione datata 1690 degli insegnamenti del maestro – certificati come autentici – racconta che Rikyū una volta invitò un famoso sacerdote Zen e prima del suo arrivo posizionò un piccolo vaso davanti alla porta, sfidando scherzosamente e senza parole il suo visitatore a trovare un modo per entrare senza attraversare questa barriera simbolica.

Non è dato sapere l’autenticità dell’accaduto, né si conosce da chi, quando e perchè il vaso sia stato sostituito da una pietra, ma in un modo o nell’altro si sviluppò la convenzione di segnare i confini del giardino del tè con una pietra legata. Ancora oggi parte della preparazione per una cerimonia del tè consiste nel posizionare queste pietre, non solo per guidare gli invitati verso la casa del tè, ma anche per esprimere il desiderio dell’ospite di aiutare gli invitati a seguire il corretto percorso spirituale.

Ovviamente, al di fuori di chi pratica la cerimonia del tè non tutti i giapponesi comprendono il messaggio della pietra. Attualmente essa viene utilizzata anche al di fuori dei giardini giapponesi, in una accezione più moderna ma sempre gentile, come ad esempio per indicare un ristorante chiuso o una via panoramica interdetta.

L’utilizzo della corda è interessante. Da una parte, rende la pietra più facile da notare e da spostare da un posto all’altro. Ma è probabile che l’autorità insita in un sekimori ishi possa derivare dall’antico uso della una corda per delimitare lo spazio sacro e designare le cose come divine.

Non è particolarmente difficile realizzare un sekimori ishi. Tutto ciò di cui si ha bisogno è una pietra adatta e uno spago da giardinaggio nero ruvido, come il warabinawa (realizzata con felci) o lo shuronawa (fatta di canapa di palma).

La cosa più difficile, pare, è trovare la pietra adatta. In effetti, deve essere piatta sul fondo, in modo da poggiare senza rotolare, e con una piacevole forma arrotondata sopra. Dovrebbe essere abbastanza grande da essere notata, ma non così grande da rendere difficile spostarla. Riguardo la corda, apprezzo il pragmatismo dei giapponesi: come spostare una pietra senza una adeguata ‘maniglia’ ? In rete ho trovato anche dei siti giapponesi in cui si offre il kit “pietra e corda”, ma sarà cura dell’acquirente ‘legare’ la corda alla pietra, insomma l’assemblaggio non è in vendita. E si trovano anche molti video in cui si mostra la tecnica con cui la corda viene legata alla pietra.

La pietra è simbolo di durezza, di volontà costante e risoluta, eppure è stata scelta per rappresentare sì un divieto, ma non urlato o imposto, veicola un messaggio sotto forma di richiesta, non di duro ordine, funziona per tacito accordo, per consonanza tra l’ospite e l’invitato.

Non ci vuole molto a ignorarla e a superarla, date le dimensioni ridotte.

Ma con quale vantaggio ? Essa ci guida in un percorso curato per noi, perché si possa godere di ciò che il nostro ospite ha preparato con cura. Non frecce o cartelli indicatori, ma sassi, dunque, ad segnalarci, fra i tanti, il giusto sentiero.


Per gli amanti del ‘Lo voglio anch’io’, pubblico il link a questo video, che illustra tutti i passi per legare la pietra con la corda.
Se ci riuscirete, è gradito un piccolo omaggio !


Daniela Schifano

Passioni: i suiseki, i gatti, tutto ciò che è giapponese tranne il sushi. Leggere, scrivere, studiare, divulgare, viaggiare.

5 Comments

  1. Federica

    Grazie d’aver favorito un “ingresso” pacato e sorridente a questa nuova settimana, indicandomi il cammino

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    • Daniela Schifano

      Grazie a te, Federica, il cammino di ognuno è pieno di stop, deviazioni, soste, ripensamenti, riflessioni, pesi da sostenere. L’importante è continuare.

      Reply
  2. Lorenzo Sonzini

    I tuoi articoli sono sempre molto interessanti. Ci prendi per mano e ci porti a scoprire aspetti poco noti della cultura Giapponese. Brava Daniela

    Reply
    • Daniela Schifano

      Grazie Lorenzo! Nei tuoi tanti viaggi in Giappone hai sicuramente visto queste pietre, nei templi che hai visitato. Mai divieto è stato più amabile!

      Reply
  3. Stefania cavalluccio

    Tome ishi, non un divieto ma un invito a procedere in un’altra direzione. La cultura giapponese non finisce di stupirmi, ma anche le tue conoscenze e presentazioni sono senza fine

    Reply

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