I sette principi nel suiseki

by | Feb 1, 2021 | Suiseki | 1 comment

I sette principi nel suiseki

“Questo è il lascito del Maestro Ichiyu Katayama”
di Masayuki Rokumei Nomura


Nota introduttiva.

Abbiamo chiesto all’amico Masayuki Nomura alcune sue riflessioni sul suiseki, e egli ci ha suggerito di riproporre ai lettori italiani il testo della sua conferenza, tenutasi in occasione della 11^ edizione della Crespi Suiseki Cup, nel 2015, di cui era giudice e ospite d’onore. Con l’autorizzazione di Crespi Bonsai, che ringraziamo, pubblichiamo il testo integrale della lettura di Nomura san, magistralmente tradotta da Susanna Marino.
Guardando al futuro, Crespi Bonsai annuncia che l’appuntamento con il 14^ Raduno Internazionale del Bonsai & Suiseki è stato fissato per settembre 2022.



Cosa significa la cultura del suiseki per l’uomo di oggi ?
E che cos’è il suiseki per la cultura giapponese odierna ?

di Masayuki Rokumei Nomura, 2015

Si dice e si diceva che quello del suiseki sia o fosse un hobby “conclusivo”, nel senso che si tratta di un mondo al quale si giunge gradualmente, dopo aver sperimentato varie cose.

Sono infatti innumerevoli le conoscenze richieste: nell’ambito della pittura policroma e monocroma giapponese, della disposizione delle pietre, dei kakemono, della conoscenza vera e propria di pietre e rocce (litografia), degli elementi di accompagnamento, dei tavolini nonché di altre forme espressive della tradizione nipponica, come la cerimonia del tè, la calligrafia, la disposizione dei fiori, la religione/filosofia che ne è alla base, l’antiquariato, le ceramiche e le porcellane, i metodi di disposizione decorativa e via dicendo. Insomma, l’insieme di tutte queste conoscenze dà vita alla esposizione di un suiseki, un hobby globale che cerca il suo spazio nel cuore delle persone e della loro vita quotidiana.

In fondo, il suiseki non è una pietra buona o cattiva che si ammira in base alle sue qualità (forma, colore, equilibrio, ecc.). Certo, questo è ciò che noi facciamo e di cui teniamo conto quando guardiamo una pietra.

Ma allora che cos’è il suiseki ?

E’ un “cammino artistico” di decorazione estetica che si attua all’interno di una stanza/spazio tramite l’uso delle pietre. Anche se abbiamo tra le mani una pietra meravigliosa, potenzialmente decorativa, ma non sappiamo come disporla, è come se avessimo una pietra morta. Il suiseki, quindi, si prefigge lo scopo di disporre al meglio – in modo estetico e decorativo – la pietra all’interno di uno spazio. La stessa pietra, disposta in modo diverso, farà risaltare o meno la sua bellezza intrinseca.

Ecco allora come potremmo definire la ‘via del suiseki‘ : essa evidenzia un interesse silente e pacato nei confronti di una pietra, di un paesaggio posto in una composizione spaziale decorativa d’interno incentrata sul suiseki stesso, che è l’essenza e la quintessenza della Natura. E’ un completamento dell’opera d’arte in uno spazio estetico con una sua propria dignità.

“Amakazari yama” (Sajigawa-ishi)

Una montagna si staglia, nel silenzio. Sopra di lei la luna, rilucente e ingrandita, incombe con la sua luminescenza, la luna statica, il monte vibrante di energia di vita. Insieme esistono in quasi perfetta armonia, due entità dissimili e lontane, contenute nello stesso spazio.” (Daniela Schifano)


Per me esistono sette principi base che guidano alla via del suiseki (nota: si tratta di 7 principi che il maestro Nomura e altri membri del suo club hanno stilato insieme per l’allestimento e la disposizione delle composizioni durante le esibizioni), questo è il lascito del maestro Ichiu Katayama.

I sette principi del suiseki.

  1. Semplicità 簡素 kanso: semplificare la composizione espositiva per evidenziare la bellezza
  2. Omissione 省略 shōryaku: evidenziare la bellezza attraverso la “sottrazione”
  3. Spazio 余白の美 yōhaku no bi: creare spazi vuoti sufficienti all’interno della composizione per permettere al fruitore di apprezzare i punti 4, 5, 6 e 7.
  4. Purezza 清浄 seijō: permettere al fruitore di apprezzare un senso di purezza all’interno della composizione
  5. Quiete 静寂 jaku: permettere al fruitore di percepire uno stato di quiete all’interno della composizione
  6. Raffinata eleganzaiki: trasmettere eleganza attraverso la composizione
  7. Un’indefinibile sensazione positiva percepita all’interno della composizione 風韻 fūin: la creazione di un atmosfera positiva indescrivibile a parole, che trasmette la bellezza della semplicità e l’eleganza. Tutti gli oggetti esposti presentano preferibilmente una loro patina che ne evidenzia la propria specifica atmosfera.

Considerazioni a margine.

di Daniela Schifano, 2021

Ho avuto la fortuna di assistere nel 2015 alla conferenza di Nomura san e la frase che più mi colpì nella sua essenzialità diceva all’incirca: “Senza esposizione un suiseki è solo una pietra morta“. In questa affermazione percepisco la presenza di due entità: la pietra, che resta oggetto inanimato, e la presenza umana, che si manifesta nelle specifiche sensibilità di colui che ne è il titolare momentaneo.

Ognuno dei sette principi del suiseki meriterebbe un post di approfondimento specifico. Insieme essi ci portano però

… “in un frammento di un semplice giardino giapponese, tradizionalmente ridotto ad una pietra e a un pò di ghiaia, dove la quiete percepita, il suono dell’acqua implicito nella ghiaia, il colore mutevole e le ombre gettate dalla pietra si combinano per destare emozioni che nascono dalla bellezza di ciò che è fragile, imperfetto, incompiuto”. (Mari Fujimoto)

Il giardino Uchiku-tei, di Seji Morimae
(2019 – Foto di Daniela Schifano © )


Katayama Ichiu

Katayama Ichiu (1908-1996) è il fondatore del Kei, una scuola fondata per elevare ad arte il decorare lo spazio di esposizione di un bonsai, di un suiseki, di un kusamono, attraverso l’utilizzo di adeguati oggetti complementari. Egli stabilì un sistema logico di consuetudini, considerazioni e assegnazione degli spazi per l’esposizione e si riferì a tutto questo con il nome di “Kei“. Il fine ultimo era quello di evocare una sensazione di pace della mente, attraverso la vicinanza alla natura e alla stagione, in uno spazio aperto illimitato idealmente realizzato nello spazio finito e sacro del tokonoma.

Molti giapponesi appassionati del suiseki ancora attivi sono stati influenzati dal Kei o addirittura sono stati discepoli della scuola, che arrivò ad avere fino a 70 allievi. In occidente, ha influenzato molti appassionati, anche grazie ai suoi tre testi pubblicati nel 1986, a cui, per la precisa volontà del figlio Yoshimasa, se ne è aggiunto uno nel 2019, che unisce in un unico volume i tre libri originali e aggiunge la traduzione in inglese, al fine di non perdere il lavoro del padre ed anzi di diffonderlo meglio all’estero.

Il Kei è una tra le tante possibili strade da percorrere nell’esposizione di un suiseki, quindi non è certo una scelta obbligata. E’ però il metodo più diffuso e codificato, quindi conoscerne i principi permette di comprendere quello che dal Giappone giunge alla nostra visione, con sempre maggiore facilità, grazie all’utilizzo di canali alternativi come le molteplici piattaforme social (Facebook, Instagram, YouTube). Nel passato, inoltre, abbiamo potuto assistere a conferenze di maestri giapponesi, che sono stati allievi della scuola di Kei e di conseguenza utilizzano ed insegnano i suoi principi.

Solo brevemente, ricordo che in base al Kei, gli allestimenti ricercano una dignità espressiva basata su eleganza, delicatezza e wabi – la ricerca della bellezza nella semplicità e nell’imperfezione. I temi possono essere stagionali, rusticamente nostalgici, mitici, poetici, o naturali.

La Scuola di Kei è ancora viva: alla morte del suo fondatore è stata affidata a Uhaku Sudo, che ne ha appena passato la guida a Kunio Kobayashi, l’attuale presidente della Nippon Suiseki Association. Entrambi sono stati allievi della scuola di Keidō. Il nostro relatore Masayuki Nomura fu allievo invece di Yokoyama  ( 横山 ) “Uraku”  Iwao, deceduto dieci anni fa, uno dei più famosi e brillanti seguaci di Katayama.

Essi continuano a diffonderne i principi, fedeli a quel concetto di via ( 道 ) all’interno di una disciplina vissuta come percorso di evoluzione sotto il profilo etico e spirituale, verso quindi il perfezionamento morale, qualcosa di diverso dal mero apprendimento di una tecnica ( 術 jutsu ).


Masayuki Rokumei Nomura

Racconta di sè Nomura san:

“Ho iniziato la mia vita nel suiseki circa 25-30 anni fa, quando visitai una mostra di suiseki. Da allora, mi sono concentrato sullo studio del suiseki trascorrendo il tempo che posso concedere al mondo delle pietre leggendo molti libri sull’esposizione del suiseki e visitando il maggior numero possibile di mostre. Un giorno, ho incontrato un eccellente insegnante chiamato Yokoyama Uraku Iwao (morto a 88 anni, circa 10 anni fa), che era un medico e il più brillante allievo del maestro Ichiu Katayama e socio del Ichiu-kai (il club di suiseki di Katayama).  Pensava che la vera anima del suiseki fosse studiare come fornire “una bellezza artistica in una mostra di suiseki”, non solo trovare delle buone pietre.  Per concludere, io sono stato portato alla conoscenza dei 7 principi nell’esibizione del suiseki dai maestri Ichiu Katayama e Uraku Yokoyama, entrambi miei insegnanti.”

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Rokumei ( 鹿鳴 ) è lo pseudonimo di Masayuki Nomura nel mondo del suiseki e deriva da un classico cinese, lo Shi Jing (Libro delle canzoni) . La 161a ode si intitola Lù Míng, 鹿鳴, che viene letta in giapponese come rokumei e fa riferimento ai benefici dell’ospitalità.

“Con suoni contenti il cervo si chiama l’un l’altro, mangiando il sedano dei campi. […]

Il nostro relatore scelse questo termine per evidenziare il suo piacere della condivisione nella pratica del suiseki.


Amakazari-yama

Il suiseki Amakazari-yama ( 雨飾山 ) , nella immagine di copertina e in una esposizione in tokonoma, ha accompagnato il testo di Nomura san. E’ una pietra del fiume Saji e misura 27,5 cm di lunghezza, 15 cm di altezza e 8,5 cm di larghezza.

Ho scelto questa pietra perché faceva parte della collezione di Ichiu Katayama, come attesta la firma apposta all’interno del suo kiribako. La si può vedere quindi come un lascito del maestro ai suoi discepoli, così come un lascito sono i concetti che egli ha trasmesso loro e che Nomura san ha condiviso con noi. La pietra è stata poi di proprietà di Yokoyama Iwao, di Nomura Masayuki e attualmente fa parte della collezione di Daniela Schifano.

Amakazari yama significa “Monte Amakazari”, è una vetta maestosamente rocciosa situata a nord-est di Hakuba sul confine tra Niigata e Nagano. La montagna è famosa per i faggi e il fogliame autunnale, per le escursioni e per alcune sorgenti termali. Inoltre, è stata inserita nel libro “Le cento montagne famose del Giappone”, del 1964.

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Amakazari yama

In copertina.

L’immagine di Amakazari-yama in copertina è tratta dal catalogo della 3^ edizione della Japan Suiseki Exhibition, tenutasi a Tokyo nel 2016.

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“I picchi primario e secondario sono separati da un profondo burrone, e con un picco più piccolo di lato, questo incarna la forma ideale di una pietra montagna. Considerando con attenzione la naturale qualità artistica della pietra, un fine equilibrio è stato raggiunto selezionando un sottile doban idealmente proporzionato.”

(dal catalogo “The 3nd Japan Suiseki Exhibition” 2016 – Pag. 171 © 2016 Nippon Suiseki Association)

Nel tokonoma

L’immagine dell’esposizione nel tokonoma è tratta da un video realizzato in occasione della mostra del Chiseki Suiseki Club, organizzata nel novembre 2010 da Uraku Yokoyama, nel tempio Kenninji a Kyoto, che riunisce le fotografie con cui si realizzò un bellissimo catalogo. Il canale Youtube sanyouaisekikai tkp propone moltissimi video di qualità come questo, sul suiseki giapponese.



Daniela Schifano

Passioni: i suiseki, i gatti, tutto ciò che è giapponese tranne il sushi. Leggere, scrivere, studiare, divulgare, viaggiare.

1 Comment

  1. Barbara

    Davvero interessante
    Grazie Daniela per avermi raccontato!❤

    Reply

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