Il Suiseki e la visione unica della natura in Giappone

by | Set 17, 2022 | In evidenza, Suiseki | 0 comments

Il Suiseki e la visione unica della natura in Giappone

Articolo di Martin Pauli
Terza parte : L’arte del suiseki
Traduzione di Fabio G. Pasquarella


Il suiseki.

Il suiseki è una delle arti giapponesi più straordinarie e rappresentative della visione della natura.

Suiseki è l’arte di ingegnarsi nel simboleggiare i fenomeni naturali, locali o universali, impiegando una pietra delle dimensioni che variano in genere da pochi centimetri, a circa cinquanta centimetri di grandezza.

L’arte del suiseki inizia con l’acquisizione o la raccolta delle pietre in natura, coltivando poi col tempo una dimensione di bellezza e in una connessione spirituale tra il collezionista e la pietra.

Le pietre sono naturali e non possono essere lavorate o alterate in alcun modo dall’uomo.


I cinque elementi principali.

Negli ultimi anni sono state scritte molte cose diverse su fatti e termini del mondo dei suiseki. Contribuisco all’argomento con questo testo, nella speranza di poter chiarire alcune incongruenze.

Un bel suiseki è una pietra naturale, che suggerisce, con la sua forma, una scena della natura (sansui), un personaggio o un oggetto (sugata), o ad esempio un animale (butsu).

Questa associazione evoca uno spirito di quiete nell’anima dello spettatore. Per cogliere questo aspetto in termini concreti, è importante capire quelli che sono conosciuti come i cinque elementi del suiseki. In altre parole, il valore estetico di una pietra è influenzato dalla forma, dalla qualità, dal colore, dalla consistenza e dall’età della pietra.

Il giudizio finale di una pietra si basa su un apprezzamento complessivo di questi vari elementi che si intrecciano e interagiscono tra loro.

Prima di tutto, è importante accettare che il suiseki è una pura forma d’arte giapponese, sviluppata nel corso di diverse centinaia di anni da persone dal gusto raffinato, ben educate nel chadō, la via del tè, e con una profonda comprensione della natura.

Se qualcuno trovando una bella pietra in Europa, chiedesse a un giapponese di giudicarla, probabilmente rimarrebbe deluso. Il motivo è che un giapponese è cresciuto in un mondo totalmente diverso dal nostro in tutti gli aspetti della vita e della cultura, della religione, del simbolismo, dei colori, delle forme, del cibo, dei segni, della lingua e in particolare della sua profonda relazione con la natura. Vediamo alcuni esempi considerando le tipologie generali della pietra.

Sansui ishi (pietra paesaggio)

In Europa il Cervino potrebbe essere considerata una montagna tipica, di forma spigolosa e orientata verticalmente. La montagna ideale in Giappone invece è il monte Fuji, una montagna ben equilibrata, orientata orizzontalmente con pendii che declinano dolcemente, e la cima circondata da nuvole.

Sugata-ishi (pietra a forma umana)

Se una persona in Occidente venisse attirata da una pietra che rappresenta un essere umano, magari preferirebbe una pietra che somiglia a un attore famoso o a un nano da giardino. Una personificazione tipica agli occhi di un giapponese potrebbe piuttosto essere una delle 33 apparizioni del Bodhisattva Kannon, o l’apparizione del dàruma, al limite un ballerino del periodo Nara.

Keisho ishi (pietra oggetto)

Se una pietra ci suggerisce una barca, noi occidentali potremmo vedere un battello a vapore o una barca a vela. I giapponesi invece possono scorgervi una vaga allusione alla barca del tesoro (takarabune), simbolo mitico nella cultura giapponese.

Dokutsu-ishi (pietra animale)

L’occidentale vede un cane, un lupo, un dinosauro, un gatto… I giapponesi non hanno lo stesso rapporto con dinosauri o lupi, e apprezzano invece la vaga suggestione di specifici animali che hanno un certo ruolo nella loro cultura. La volpe (di Inari, o kitsune) ad esempio è uno dei tanti spiriti comunemente conosciuti: se qualcosa va storto deve essere stata la volpe. Ci sono molte storie legate a questo animale, e se si possiede una pietra che suggerisce una volpe in una certa posizione, i giapponesi sanno esattamente quale storia racconta. C’è anche una storia molto famosa sul bue e un ragazzo, etc.

Da queste brevi considerazioni, si intuisce come la conoscenza della cultura giapponese sia essenziale per comprendere il suiseki.


Elementi di giudizio di una pietra

Primo elemento: forma (katachi)

Questo è l’aspetto più importante per giudicare la qualità di un suiseki. Il metodo più comune per apprezzare una pietra è disporla con la parte anteriore davanti a noi, e osservarla seduti a una certa distanza. Qualsiasi pietra che conferisca una sensazione innaturale al primo sguardo, è considerata inadatta. Possiamo a tal proposito introdurre un metodo ideale di visualizzazione di una pietra, il metodo delle tre superfici (sanmen no ho).

È considerato l’approccio basilare per apprezzare il suiseki, applicabile soprattutto alle montagne.

Le tre superfici (sanmen) della pietra:

  • fronte e retro
  • sinistra e destra
  • cima e fondo

in realtà non si riferiscono esattamente a tre superfici geometriche, bensì a una serie di caratteristiche ivi localizzate e che tra poco andremo ad analizzare.

Innanzitutto un equilibrio tra queste, in termini di massa e forma, è considerato fondamentale quando si osserva e si giudica una pietra. Una pietra eccellente è anche quella in cui è ravvisabile un’armonia per quanto riguarda le dimensioni, lo spessore e la forma di questi tre aspetti. Ad esempio, se c’è un piede sulla parte anteriore di una pietra raffigurante una montagna in lontananza (toyama ishi), idealmente questo dovrebbe essere richiamato anche sulla superficie retrostante. Se il lato destro sporge, deve esserci anche un’estensione seppur ridotta sul lato sinistro. Il fondo della pietra invece è considerato ottimale quando la pietra “siede” bene al centro rispetto al suo circondario. Tuttavia, questi sono tutti ideali raramente raggiunti. In pratica, le tre superfici dovrebbero mostrare sostanzialmente una forma rappresentativa di una montagna naturale e un certo grado di unità.

  • Fronte e retro: con questo termine in realtà si indicano anche gli aspetti come il contorno, la profondità e così via. La cresta della montagna dovrebbe essere morbida e ritmica, i pendii scendere dolcemente e il piede delle montagne dovrebbe correre verso lo spettatore. Sul retro, la montagna non dovrebbe sembrare tagliata o fratturata, e non dovrebbe incurvarsi verso l’interno. Come detto, dovrebbe esserci anche un piede di montagna che si protende, ma non come sul lato anteriore.
  • Sinistra e destra: come per il fronte e retro, le montagne devono avere un aspetto armonioso e naturale. Il piede della montagna uscirà sul lato sinistro come sul lato destro. La cima dovrebbe idealmente giacere a un terzo dal lato sinistro o destro, seguendo il principio della sezione aurea.
  • Alto e basso: vista dall’alto, la pietra dovrebbe flettersi leggermente verso lo spettatore, come accade per i bonsai. La sezione centrale delle pietre deve essere più profonda delle estremità. Il fondo deve essere possibilmente piatto, naturale, non tagliato (è consentito rimuovere piccole sporgenze se rendono difficile posizionare la pietra nel vassoio (suiban) o sul supporto di legno intagliato (daiza).

È da sottolineare che i suiseki rappresentano un’immagine idealizzata della natura e della cultura giapponese. Il sistema giapponese considera prevalentemente queste tre parti (Sanmen No Ho), anche se poi giudica diversi altri aspetti. Come avverte Arishige Matsuura, la parte anteriore di una pietra è la più importante, poiché le pietre sono presentate nel tokonoma e ci si pone di fronte ad esse per vedere l’esposizione (tokokazari).

I giapponesi interpretano un albero o una pietra come una creatura o un “essere vivente che non può parlare”, così le montagne come il Fuji o le pietre che suggeriscono una manifestazione della Kannon prendono l’appellativo di san.

Lafcadio Hearn ha scritto in uno dei suoi libri:

I giapponesi credono che vi siano due tipi di esistenze, quella con i desideri (umani) e quella senza desideri”.

Un appassionato di suiseki una volta disse:

“Difficilmente si trova una persona eccezionale, trovare una pietra eccezionale è anche peggio”.

Massa e forma.

Per quanto riguarda lo spessore, una pietra può essere sottile, leggera ed elegante, un’altra può essere potente e pesante. Comunque sia, una pietra dovrebbe “sedersi” bene. Se si colloca in un suiban, si vedrà immediatamente cosa c’è da sistemare qualora l’intera base non toccasse la sabbia. Quest’ultima rappresenta sempre un lago o l’oceano, e dovrebbe essere idealmente del colore dell’avorio. Un suiban è spesso poco profondo, ma non deve essere necessariamente così. Ci sono anche suiban più alti usati per presentare un suiseki di base irregolare. Comunque sia la dimensione di un suiban deve sempre armonizzarsi con la dimensione della pietra.

Secondo elemento: qualita del materiale (shitsu)

Per quanto riguarda la qualità del materiale da preferire per un suiseki, esso dovrebbe essere abbastanza duro e compatto da non essere fragile e/o cambiare facilmente di qualità. Ad esempio il muschio cresce facilmente sulla pietra tenera che assorbe l’acqua. La lava può rompersi facilmente. Se invece la pietra è troppo dura, mancherà di quel particolare elemento di bellezza che attrae il nostro cuore.

In altre parole, un suiseki dovrebbe avere la durezza adeguata per mantenere la sua forma, ma anche presentare un elemento tattile che possa trasudare un certo senso pace e riposo. Dovrebbe inoltre essere adatta a versarvi sopra dell’acqua, mantenendo una sensazione di umidità possibilmente a lungo. Tali pietre sono conosciute come “mizumochi no ii shi” – pietre in grado di trattenere l’acqua.

Tuttavia queste caratteristiche sono difficili da trovare in pietre recuperate dai fiumi in tempi recenti. Tali pietre prendono il nome di araishi, in cui il termine “ara” deriva da atarashii (nuovo). Per migliorare la capacità di ritenere l’umidità, è importante esporre la pietra alla luce del giorno e irrorarla di acqua.

Con il termine yôseki ci si riferisce a questo tipo di trattamento, e rappresenta il momento più importante. Anche se la pietra in origine ha scarse qualità di assorbimento, esponendola alle intemperie per un lungo periodo, è possibile far emergere alcune caratteristiche che consentono una maggiore compatibilità con l’acqua. Infatti il continuo processo di irrorazione e luce solare, “apre” la superficie della pietra, in un processo erosivo che permette la formazione di una porosità superficiale. Inoltre i colori della superficie virano in tonalità più scure. È importante sottolineare che il luogo di origine non ha nulla a che vedere con lo yôseki.

Nella preparazione delle pietre, è consuetudine posizionarle sugli scaffali dei bonsai o nelle zone soleggiate del giardino, e versarvi sopra ogni giorno dell’acqua (in Europa l’acqua distillata andrebbe meglio). Anche la posizione della pietra dovrebbe essere cambiata una volta al mese. Questa operazione è generalmente limitata alle pietre che saranno esposte nel suiban. Invece per le pietre che saranno apprezzate nel daiza, sempre in rapporto alla texture, una tale pratica all’aperto non è adatta. In questo caso, le pietre vengono conservate al chiuso e strofinate regolarmente con un panno di cotone asciutto. I tipi di pietra apprezzati nei daiza includono alcune Kamuikotan-ishi, Seigaku-ishi, Furuya-ishi, e pietre crisantemo (Kikkaseki).

Terzo elemento: colore (iro)

Importante in questo caso è che il colore della pietra non evochi una sensazione insolita e artificiale. Dovrebbe al contrario richiamare alla mente scenari e sentimenti legati alla natura.

Nella pratica del suiseki, la dignità e la compostezza della pietra sono particolarmente importanti. Ciò significa che i colori scuri compatti e ben definiti, con una sensazione di profondità sono i più apprezzati. Una pietra nera, che dona una sensazione di raffinatezza e lucentezza quando le viene versata sopra dell’acqua, è considerata l’ideale. Le pietre nere di Kamogawa (fiume Kamo) sono le migliori in questo senso. Tuttavia, gli intenditori apprezzano anche le pietre Kurama con il loro colore marrone scuro, vicino a quello della ruggine.

Poi ci sono buoni toni scuri come il blu-nero o il grigio-nero. Le pietre di colore nero dalla forma semplice ed elegante sono spesso chiamate “bonseki” e sono usate dai maestri del tè per le cerimonie “chanoyu”. Un colore considerato insolito e strano è chiaramente un colore che non si vede nella natura (giapponese).

I colori simboleggiano in genere le stagioni. Ad esempio, il colore marrone ruggine delle Kurama-ishi rappresenta la fine dell’estate o l’autunno, quando gli aceri giapponesi sui pendii della montagna virano in un meraviglioso rosso (sakari). Un altro colore specifico molto apprezzato dagli amanti dei suiseki è il rosso carminio (beni) che si trova in alcune pietre del fiume Kamo (Kamogawa), conosciute come kamogawa-beni-nagashi-ishi. Si dice che questo sia il colore del trucco utilizzato dalle dame di corte durante il periodo Heian.

Quarto elemento: texture (hada-ai)

Le pietre naturali vengono lavorate dal movimento dell’acqua nei fiumi o nell’oceano, creando una trama unica sulla superficie. Questo è noto nel mondo dei suiseki come “hada-ai“. La parte che ha resistito all’erosione, è nota come “hame“, mentre quella più tenera, che è stata consumata dal vento e dalle onde, viene chiamata “hadame”. Le aree in cui l’hadame è stato scolpito con particolare profondità sono conosciute come “shin” della pietra.

La superficie non deve essere necessariamente liscia. Ci sono anche pietre con una trama ruvida, e vengono descritte da una serie di termini specifici.


Ad esempio, “jagure” è la parola usata per indicare rientranze e sporgenze irregolari sulla superficie. “Sudachi” si riferisce a una trama con più fori rotondi che misurano 1-2 mm di diametro. Il chicco di riso (beiten-moyo) si riferisce a una superficie per lo più con piccole sporgenze di forma e dimensione appunto del chicco di riso.

Il termine “shun” invece si riferisce a una superficie plissettata, trama che si trova spesso nelle pietre Furuya. Una parola di significato simile, usata per esprimere pieghe superficiali particolarmente fini e articolate, è “shiwa”, rughe. Una texture, in cui il quarzo superficiale su una pietra arenaria marrone crea linee irregolari orizzontalmente e verticalmente, è nota come trama “itokake” o “itomaki”. La superficie a buccia di pera (richi-hada) si riferisce a innumerevoli macchie sulla superficie, come la buccia di una pera. Abbiamo poi il termine “ryugan“, occhio di drago, per riferirsi alle zone di quarzo e calcare, che formano spesso la parte bianca delle pietre cascata, e che portano proprio quel nome.

Un tipo particolare di texture è quello che si forma in virtù della caduta naturale, a causa degli agenti atmosferici, di alcuni elementi più teneri e fragili della pietra, lasciando intravedere una figura a forma di crisantemo. Questo processo conduce a uno stato generalmente indicato come “saba”. In particolare il termine “sabahana” si riferisce proprio a tale stato “saba“, su pietre che presentano delle formazioni a crisantemo.


Unicità della texture.

In Giappone si dice che l’acqua dei fiumi produca le migliori superfici. Tali pietre sono chiamate “sawa shi“. Ci sono solo pochi posti invece in prossimità della riva dell’oceano, dove si possono trovare buone pietre, e sono chiamate “kobi ishi“. Sawashi e kobi shi hanno normalmente una superficie molto più interessante e liscia rispetto alle pietre che si trovano in montagna. Pertanto sono pochissimi i luoghi montani dove si possono trovare buone pietre. Alcuni esempi sono le Furuya-ishi e le Seigaku-ishi. Le pietre trovate nella montagna sono chiamate invece col termine più generico “yama shi“. Ci sono anche pietre trovate nelle grotte, che vengono chiamate “do ishi”.

Quinto elemento: età (jidai)

Come nel caso dei bonsai, anche per quanto riguarda il suiseki si fa riferimento all’età “jidai”. Questa parola si riferisce non all’età geologica, ma alla natura composita e alla consistenza, ovvero al carattere speciale della pietra che appare come risultato dell’invecchiamentoyôseki“.

La forma, la qualità e la consistenza della pietra giungono a compimento quando viene raggiunta la corretta età jidai“. Questa è la sensazione di tranquilla calma risultante dal processo fisico degli agenti atmosferici. Ma questo richiede la cura e l’attenzione del proprietario per far risaltare le qualità uniche della pietra.

Si dice che occorrano almeno dieci anni per far emergere da una nuova pietra le vere qualità di un suiseki. Infatti, a seconda del carattere della pietra, questo può richiedere fino a vent’anni per far risaltare l’etàjidai” o il vecchio coloreko-shoku” della pietra. In poche parole: più duro è il materiale di una pietra, più lunga la sua durata per esaltarne la qualità.

Ci sono famosi suiseki, che in precedenza, all’inizio del XX secolo, erano pietre utilizzate per la crescita di piante su roccia, nello stile Bonsai su roccia “Sekijoju bonsai” o “Ishizuke bonsai“. A quel tempo questo era lo stile bonsai dominante e non posso escludere che la pratica dello “yôseki” possa aver attinto insegnamenti da questa pratica.

Riassumendo.

Una pietra nuova e giovane con una buona forma, una buona qualità, un buon colore e una buona consistenza non è ancora un suiseki, è chiamata pietra nuova o “araishi“. Quando osservi una vecchia pietra scura posta in un vecchio suiban, l’acqua che scompare lentamente dalla sua superficie, ti darà un’impressione di età che non otterrai mai da una nuova pietra. La superficie satinata di una vecchia pietra sembra essere desiderosa di acqua. Se ci soffi sopra, prende l’umidità del tuo respiro e lo trattiene per un po’.

( Fine terza parte )


Credits.

Shakkei Group ringrazia Martin Pauli, che ci ha dato il suo consenso a pubblicare il suo studio approfondito sulle correlazioni tra suiseki e la particolare, se non unica, visione della Natura in Giappone, nella versione completa tradotta in italiano.  Per una migliore fruibilità, il testo è stato suddiviso in quattro parti, nel rispetto del piano dell’opera.


Martin Pauli

I am a collector and connoisseur of fine Swiss made time pieces and fine arts. My profession is to bring up and to manage a Swiss watch company, my passion is fine art, especially SUISEKI, the Japanese art of stone appreciation. It is my intention to spread as many information on true Japanese suiseki art as far as possible.

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