Natsukashii, l’istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo

by | Ott 28, 2021 | Suiseki | 0 comments

Natsukashii, l’istante in cui la memoria rievoca un bel ricordo

Si è scritto molto sull’aspetto wabi-sabi ( esercitare il distacco dell’idea di perfezione assoluta, per riscoprire la bellezza di una creazione intuitiva e spontanea), e qui sorge già un primo problema da affrontare. Tradizionalmente la trasmissione di un sapere avviene sempre per vie dirette, poiché non riguarda mai solo l’aspetto della cognizione intellettuale, slegata cioè da un’attività progressiva e trasformativa.

Viene in mente una vecchia storia zen, in cui il maestro Juzhi era noto per rispondere a tutte le domande alzando il dito indice. Un giorno, Juzhi se ne andò dal tempio e qualcuno chiese al suo giovane attendente la natura degli insegnamenti del suo maestro. Il ragazzo alzò un dito. Quando Juzhi seppe di questo dopo essere tornato al tempio, chiamò prontamente il ragazzo al suo fianco e gli tagliò il dito. Il ragazzo fuggì dalla stanza urlando, ma Juzhi lo chiamò. Quando il ragazzo si voltò, Juzhi fece per alzare il dito, ed ebbe l’illuminazione.

La pietra che vediamo nelle immagini, dal punto di vista della classificazione tradizionale del suiseki, rientra in quelle di paesaggio- Keijo-seki Yamagata taki-ishi ossia pietra montagna con cascata.

Pur presentando diversi aspetti di notevole interesse ed apprezzamento, vorrei soffermarmi in particolare sul daiza: di primo acchito, un occidentale si arresterebbe dinnanzi alle imperfezioni tecniche, molto probabilmente esprimendo disapprovazione. Ciò sarebbe frutto senz’altro di un problema di traduzione di un atteggiamento spirituale oltre che di tradizione, e quindi di empatia, oltre che di finezza di visione. Questo daiza reca in sé lo struggente tentativo ante litteram di un uomo solo, di accogliere verso di sé la pietra, e con essa l’accettazione della limitatezza della propria umanità.

La tipica imperfezione e l’asimmetria di molti utensili della cerimonia del tè svelano un esempio universalmente condiviso del concetto wabi-sabi.
Il termine svelare non è stato infatti scelto a caso poiché il wabi-sabi non è uno stile, non ha a che fare col design, non è definito da un aspetto, ma l’aspetto è il tramite attraverso cui emerge l’esperienza estetica.

Dall’home page di Shakkei:

“Una pietra racconta di una bellezza appartenuta al passato, ma che guarda già al mondo degli spiriti e si preoccupa di lasciare qualcosa a chi guarda, a chi chiede.”

Questo suiseki fu raccolto verso la fine degli anni ’90 da un noto bonsaista e suisekista italiano Franco Saburri, un uomo che attraverso la sua semplicità e la sua dedizione ha saputo rendere l’arte del bonsai e del suiseki un’arte familiare e amica, anche per coloro che non sono mai venuti a contatto con questa via, studiandone e diffondendo la cultura e la tradizione.

Una pietra composta, sincera, semplice ed elegante, dove l’Autore ha saputo cogliere, in una dimensione di 17cm., tutta la rappresentazione non del paesaggio naturale, ma la vera essenza della Natura nel paesaggio.

Mi viene in mente una nota frase scritta da Michael Jacobs, comparatista e teorico del paesaggio, in cui scrive:

“Il paesaggio è il risultato artificiale, non naturale, di una cultura che ridefinisce perpetuamente la sua relazione con la natura. Questo rinvia ad un paradosso: l’esperienza del paesaggio è, quindi sia ciò che il soggetto percepisce sia l’atto di percepire in quanto tale. Il soggetto fa interamente parte del paesaggio che compone.”

La relazione quindi si costituisce attraverso e nell’immagine, e prende, in un primo tempo, la forma di immagine- paesaggio, si rivela così un’idea di natura con la quale il soggetto potrà, all’occasione, fondersi esteticamente. E’ quindi attraverso la visione estetica che il soggetto recupera la natura, appropriandosene tramite rappresentazioni.

Le mie strade sono così.

Tra la nuvola ed il sasso

tra la cengia e la cima

tra il sospiro e lo sguardo

tra il vento e il silenzio

tra la terra e il cielo.


( Alberto Bregani)

Paco Donato

Appassionato di bonsai, suiseki, fotografia e giardini giapponesi

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