Dai versi al pennello

by | Set 22, 2020 | Zuihitsu | 0 comments

Dai versi al pennello

“Mio piccolo cacciatore di libellule, oggi chissà fin dove ti sei spinto.”

Abstract.

Analisi di un haiku famoso effettuato da un calligrafo prima di riprodurlo su un kakejiku, comparando alcune accreditate traduzioni in inglese non completamente rispondenti.

L’haiku di Fukuda Chiyo-ni.

Esistono molte traduzioni, in inglese e in italiano, dell’ haiku scritto da Fukuda Chiyo-ni (Kaga no Chiyo) (福田 千代尼; 1703 – 1775), in cui la poetessa fa riferimento al figlioletto morto, pare a soli cinque anni. E’ un compito difficile, quello di tradurre un haiku, al fine di mantenere quel qualcosa che è già intangibile nei versi originali, per sua natura poetica.

Ogiwara Seisensui (1884–1976):
Ciascun haiku è come un cerchio: metà è frutto del lavoro dello haijin, chiudere il cerchio è però compito del lettore”.

Di conseguenza, anche il calligrafo affronta difficoltà analoghe, perché haiku o frasi Zen molto conosciute spesso sono riprodotte nelle calligrafie e montate sui kakejiku per la cerimonia del tè.

Mrs. Eri Takase, insignita nel 1989 del grado di shihan (Maestro) dai Bokuteki-kai e Bunka-shodo, dice del suo lavoro: “Creare una calligrafia è un’impresa e normalmente inizia con la selezione della poesia e dei materiali. Riguardo al testo poetico, ho bisogno di capire completamente la poesia, per aiutare il design e per scegliere il carattere. Mentre preparo l’inchiostro, immagino il lavoro, in modo che ogni sua parte sia chiara nella mia mente, perché non c’è passato, né futuro, solo il momento e il pennello che danza sulla carta.” Seguiamo quindi il percorso analitico del master Eri Takase, secondo la quale :

“Le tante traduzioni di questo haiku tendono ad essere troppo letterali o troppo distaccate. Le ultime due righe sono un’unica frase, composta da parole che potresti immaginare borbottate da qualsiasi madre tra sé e sé, migliaia di volte: “Mi chiedo dove sia andato oggi?” Penso che questo sia importante da preservare nella traduzione e che sia essenziale per la bellezza della poesia.
Chiyo-ni deve aver provato centinaia di volte, quando suo figlio era vivo, quella semplice preoccupazione materna che il suo bambino fosse fuori da qualche parte, non sapendo esattamente dove, a caccia di libellule. In effetti, la poesia si ferma con la semplice espressione di preoccupazione su dove potrebbe essere andato. Ciò che non viene detto è il momento dopo, quando la realtà punge. Secondo me, Chiyo-ni dipinge due cose: la prima è l’ovvio orgoglio e la serietà che il suo ragazzo provava per la caccia alle libellule e la seconda è la preoccupazione che provava finché non fosse tornato a casa al sicuro.
Il resto, l’istante successivo, va immaginato, perché non detto: quando la madre si rende conto che tutto questo è sparito per sempre.”


tombo tsuri
kyou wa doko made
itta yara



蜻蛉釣り
今日はどこまで
行ったやら



Mio piccolo cacciatore di libellule
oggi
chissà fin dove ti sei spinto…


Il commento di Irene Iarocci, autore della traduzione in italiano: “Il velato dolore di una madre privata dell’unico figlioletto trova lirica espressione nella semplicità elevata di così pochi accenti“.

Traduzioni a confronto.

Chi non conosce il giapponese, partirà dalla traduzione dell’haiku nella propria lingua, che potrebbe fornire il cerchio già chiuso dallo stesso traduttore.

Altri esempi illustri, di traduttori in lingua inglese.


Cacciatore di libellule,
Quanto lontano sei andato oggi
Nel tuo vagabondare?
(Daniel Buchanan)



A caccia di libellule! … chissà dove è adesso?

(Lafcadio Hearn)



Mi chiedo in quali campi oggi
Insegue libellule in gioco,
Il mio bambino – che è scappato.
(Curtis H. Page)


Così Daniel Buchanan commenta la sua traduzione: “Questa poesia è stata composta dopo la morte del suo piccolo figlio, il suo unico figlio, che amava cacciare le libellule. Sebbene non sia descritto direttamente, il dolore della madre è espresso in modo meraviglioso e intenso.
Lafcadio Hearn, d’altra parte, prende una direzione diversa ipotizzando che Chiyo-ni sappia che suo figlio è morto e stia pensando a suo figlio nell’aldilà e scrive: “Il verso ha lo scopo di suggerire, non di esprimere, l’emozione della madre. Vede i bambini che corrono dietro alle libellule e pensa al suo ragazzo morto che si univa al gioco – e così si ritrova a chiedersi, in presenza del Mistero infinito, che fine ha fatto la piccola anima. Dov’è andato? – in quale gioco oscuro trova ora gioia?
La versione di Curtis H. Page ha forse un’intensità aggiuntiva nell’utilizzo della parola “scappato“: la sensazione che la madre non riesca a pronunciare la parola “morto”. Ma manca l’effetto del “quanto lontano” nell’originale – il suggerimento di “quanto lontano è andato nel suo viaggio nell’aldilà?” – un viaggio ritenuto molto difficile per i bambini a meno che non avessero la protezione di Jizo Bosatsu, il loro tutore speciale.

Le conclusioni del calligrafo.

Osserva Eri Takase: “In questa poesia Chiyojo è una madre, non un filosofo“, suggerendo quindi un piano di lettura più semplice. Come calligrafo, sceglie di dipingere utilizzando l’hiragana per la libellula (tonbo) e il corsivo per gli altri versi, essendo una poesia molto femminile e uno stile più adatto a trasmettere emozioni.

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蜻蛉釣り
今日はどこまで
行ったやら
  1. 蜻蛉 釣 り (tonbo tsuri) – composto da 蜻蛉 (tonbo) che significa “libellula” e 釣 り (tsuri) che significa “pesca”. Quindi il termine significa letteralmente “pesca alla libellula”. Oggi usiamo l’espressione “tonbo tori” per catturare libellule con una rete. Ma, quando questa poesia è stata scritta, si usava un filo di seta e il procedimento era molto più simile alla pesca – quindi è stato usato “tsuri” piuttosto che “tori“.
  2. 今日 (kyou) – significa “oggi; in questo giorno”
  3. は (wa) – scritto come “ha” ma si legge come “wa“. Significa “oggi” come argomento
  4. ど こ ま で (dokomade) – “quanto lontano”
  5. 行 っ た (itta) – passato del verbo 行 く (iku) che significa “andare”
  6. や ら (yara) – yara è una particella che denota incertezza. Penso che la traduzione di “Mi chiedo” si adatti bene a questo.

Infine “mio piccolo” non è nell’originale giapponese. Chiyojo sta parlando del suo bambino e questo sentimento si adatta alla poesia. Una traduzione più diretta sarebbe:

cacciatore di libellule
mi chiedo dove egli sia
oggi

Interpretazioni, quindi.


Al lettore il compito di chiudere il cerchio, il proprio.
Forse Chiyo-ni non aveva un figlioletto, perso in tenera età. O forse sì, non è questo l’importante, quale madre non ha tremato in attesa del rientro del figlio? L’haiku ha una valenza universale e toccante,  la libellula un mezzo per veicolare l’autunno, tempo del ricordo e del rimpianto, contrapposto ad un gioco infantile e gioioso. Chissà.



Daniela Schifano

Passioni: i suiseki, i gatti, tutto ciò che è giapponese tranne il sushi. Leggere, scrivere, studiare, divulgare, viaggiare.

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