Ichi-go Ichi-e: il momento

by | Ago 10, 2020 | Zuihitsu | 0 comments

Ichi-go Ichi-e: il momento

Mi sono casualmente imbattuta in una curiosità, che mi ha spinto ad approfondire il significato della frase ichi-go ichi-e, sottotitolo della versione distribuita in Giappone del film Forrest Gump.

Ichi-go ichi-e ( una volta, un incontro ): ogni incontro è speciale e unico, e non si ripeterà mai nello stesso modo. Pertanto, si dovrebbe porre tutto il corpo e tutto lo spirito nell’incontro, indipendentemente dal fatto che esso avvenga in una sala da tè, casualmente in strada, nel proprio pensiero solitario – proprio qui, in questo momentoanche su questa pagina, su questo blog. Quando il tempo è diverso, anche chi scrive è diverso, anche chi legge è diverso, in ogni caso, perché “ogni momento e ogni convergenza di tempo, spazio, luce, stato d’animo, pensiero e circostanza è singolare e irripetibile”.

Quindi, questo è il momento, unico e irripetibile. Più che ‘per sempre’, è un ‘mai più’: non forse l’ultimo, ma anche se dovesse ripetersi, quel momento sarebbe per forza di cose diverso.

Dalla piuma ai cioccolatini, molto è stato scritto e analizzato su questo film. Il sottotitolo scelto dalla distribuzione giapponese sembra dare però particolare valenza, con l’utilizzo di questa frase idiomatica di quattro kanji (yojijukugo) di antiche origini, ai tanti incontri casuali di Forrest sulla panchina su cui si snoda la storia della sua vita, raccontata ai tanti sconosciuti che si alternano nell’attesa di un autobus. Ad essi, Forrest regala tutta la sua attenzione, con i sensi pieni e sintonizzati.

In Giappone Ichi-go ichi-e (一期一会 lett. un arco di tempo, un incontro) è un proverbio molto comune ma ha radici antiche, nella cerimonia del tè e nel buddismo zen. L’espressione ebbe origine in un racconto di Yamanoue Soji, uno dei principali discepoli di Sen no Rikyu, e fu successivamente inclusa in una pubblicazione di Ii Naosuke (1815-60), feudatario di Hikone e statista, intitolata “Chanoyu Ichie shū“, “Trattato sull’incontro unico del Cha no yu”, del 1857, dove sottolineò come il bere ritualmente del tè dovesse essere considerato come “un fatto unico e irripetibile della vita” dove ognuno avrebbe dovuto dare il massimo di sé e della propria arte. Predicava anche la contemplazione solitaria come parte e completamento del cha no yu, un momento privato da vivere al termine della cerimonia: “Questo è l’insegnamento più profondo di una seduta del Tè. In quei momenti, in uno stato di leggera tristezza in solitudine, non vi è altro che il bollitore cui rivolgere la parola e non vi è altra possibile situazione per comprendere se stessi.” (1)
“The highest point of a tea meeting is, in fact, to have a cup of tea alone as this time. All is quiet, and the host can talk to no one but the kettle. This is a state in which nothing else exist, a state cannot be known unless one has truly attained it oneself.”(2)

Ii Naosuke è famoso come il primo ministro che guidò l’apertura del Giappone verso l’Occidente. Nonostante l’impegno politico ed una vita frenetica come statista e come tairō (reggente) dello shogunato Tokugawa, era appassionato di cha no yu fin dalla giovinezza e non tralasciava di dedicare i suoi momenti liberi alla cerimonia del tè. Morì assassinato nel 1860, davanti al castello di Edo, in un agguato teso da un gruppo di 18 samurai estremisti e conservatori, fedeli a quei daimyo contrari sia alla sua politica di apertura agli Stati Uniti, sia alla sua carica come reggente.

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“Bevi il tuo tè lentamente e con riverenza, come se fosse l’asse su cui ruota la terra – lentamente, in modo uniforme, senza correre verso il futuro. Vivi il momento reale. Solo questo momento è la vita.”

— Thich Nhat Hanh —

Lascio infine la parola al calligrafo.

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Anche per il calligrafo, il momento di raffigurare l’opera e l’opera d’arte stessa sono una volta nella vita. Così, anche se il soggetto è lo stesso, il carattere ichi (uno), il primo ed il terzo kanji, hanno forme diverse.
(Opera di Taigen Kobayashi capo sacerdote del sotto-tempio Ôbai-in del tempio Daitoku-ji, Kyôto)

Riferimenti.
  1. Tollini A., La cultura del Tè in Giappone e la ricerca della perfezione, Torino, Einaudi, 2014 – pagina 37
  2. Varley H.Paul, Kumakura I., Tea in Japan : essays on the history of chanoyu, Honolulu, University of Hawaii Press, 1989 – pagina 188 – (Bibl. Naosuke Ii, Chanoyu Ichie shū, Vol. 10, pag. 414-415)

Daniela Schifano

Passioni: i suiseki, i gatti, tutto ciò che è giapponese tranne il sushi. Leggere, scrivere, studiare, divulgare, viaggiare.

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