Il ponte delle gazze

by | Feb 24, 2021 | Suiseki | 2 comments

Il ponte delle gazze

Kasasagi-no-Hashi

Una storia d’amore.

C’era una volta… una principessa, figlia dell’Imperatore e della Regina del Cielo, ed un giovane uomo, il mandriano dei buoi celesti. Lei, Zhi Nu il suo nome, era una bravissima tessitrice, tesseva ogni giorni splendidi arazzi con i colori dell’alba e del tramonto.

Anche le nubi, nel loro correre sospinte dal vento, si fermavano ad ammirare gli splendidi colori del cielo.

Una sera d’estate udì una musica dolcissima arrivare al di là di un ruscello. Incuriosita, guadò il fiume e vide un bel ragazzo, Niu Lang, che suonava il flauto dopo una giornata di lavoro come guardiano di buoi. Si conobbero, suonarono e cantarono insieme, giorno dopo giorno, si innamorarono. Per il proprio matrimonio, la Tessitrice preparò una veste fatta di gocce di rugiada e della luce delle stelle. La notte delle loro nozze fu così luminosa che sulla Terra tutti si chiesero perché la Stella Tessitrice, Vega, fosse così splendente, quella notte.

I due giovani sposi erano talmente felici e persi nel loro amore che si dimenticarono dei loro compiti, creando scompiglio nel cielo e tra gli dei. Il cielo si offuscò, privato dei colori del tramonto e dell’alba, i buoi giravano senza controllo nella volta celeste. La Regina dei Cieli, madre della principessa, decise allora di separare i due giovani: con una spilla disegnò una linea attraverso il cielo creando il grande Fiume d’Argento, la Via Lattea, confinando sulle opposte rive i due giovani sposi. Tornò così l’ordine, tornarono i colori dell’alba e del tramonto, ma i due giovani erano disperati. L’Imperatore del Cielo, impietosito dal dolore della figlia, cercò di lenire la punizione materna, permettendo ai due giovani di incontrarsi almeno una volta ogni anno, il settimo giorno del settimo mese, se avessero fatto il loro dovere.

La Principessa Tessitrice chiamò allora in suo aiuto delle gazze, che arrivarono in volo dalla Terra e formarono un ponte sopra il vasto e profondo Fiume d’Argento. Saltando sulla schiena degli uccelli, come fossero pietre di un ruscello, la principessa riuscì a raggiungere il suo sposo e a passare una sola giornata con lui.

Shares
  • Facebook
  • Twitter
  • Gmail


Ciò accade da quel lontano tempo, ogni 7 di luglio di ogni anno. Da allora, ogni anno, solo per un giorno, nel cielo estivo, se non piove e se il cielo è limpido, le due stelle Vega e Altair che hanno continuato a brillare divise dalla Via Lattea, aspettano l’arrivo dello stormo di gazze. Gli uomini, sulla Terra, alzano gli occhi al cielo, scrivono desideri, preghiere e poesie sui tanzaku che vengono poi attaccati sui rami di bambù, perché il settimo giorno del settimo mese ogni desiderio si può avverare.

In Cina, paese di origine della leggenda, la principessa attraversa il fiume, mentre in Giappone, riflettendo il costume locale, è il mandriano a recarsi dall’amata, attraverso il ponte o anche su una barca o guadandolo a piedi. Cambiano anche i nomi: la principessa si chiama Orihime ( 織姫 ), il ragazzo Hikoboshi, noto anche come Kengyuu (牽牛) , la Via Lattea è Ama no gawa (天のラ), il Fiume Celeste.
In Giappone, la festa è chiamata Tanabata e si festeggia il 7 luglio e si dice che se piove su Tanabata, le gazze non possono venire a causa dell’aumento del fiume e i due amanti devono aspettare un altro anno per incontrarsi. Pioggia come lacrime, “le lacrime di Orihime e Hikoboshi”.

Shares
  • Facebook
  • Twitter
  • Gmail

Da oggi
non mi resta che attendere,
con ansia piena di brama,
il ritorno, nell’anno che verrà,
della sera appena trascorsa.
(Kokin waka shu, Libro 4, Autunno
, n. 183,
Miko no Tadamine )


Il suiseki Kasasagi no Hashi ( 鵲の橋 )

Splendida pietra, forse unica per dimensioni, leggerezza, incredibile nel suo giungere integra tra mani umane. Lunga 69 centimetri, così sottile nell’arco superiore dolcemente incurvato, sembra veramente un ponte gettato sul vuoto, su cui si possa procedere per raggiungere l’altra sponda.


Il nome poetico la collega infatti, al di là delle classificazioni, alla leggenda sopra citata: è il ponte (hashi) delle gazze (kasasagi), un luogo esistente solo nel mito e nei sogni, che rende possibile l’impossibile, l’incontro fra due amanti.

Conoscevo questo suiseki per averlo apprezzato nel libro “SUISEKI II – The Sen- En-Kyo Collection of Japanese Viewing Stones”, in cui il figlio di Nyogakuan, Toyotaro Watanabe, ha pubblicato la sua personale collezione, in parte ereditata dal padre. E’ una pietra del fiume Seta (Setagawa Maguro Hashi-ishi), misura 69 x 10 x 6 cm.
Dal libro (pag. 76 e 77), cito :

“La forma a ponte di questa pietra è stata determinata dagli agenti atmosferici naturali. Nonostante la pietra sia distintiva, non le è stato dato un nome, quindi io l’ho chiamata “Kasasagi-no-Hashi“, un ponte leggendario creato da una gazza che attraversa la Via Lattea il giorno del Festival delle Stelle per consentire a Kengyu (Altair) e Orihime (Vega) di attraversare il fiume.”

E’ stata grande la mia costernazione, per l’occasione mancata, riconoscendo questo suiseki e vedendolo esposto a Tokyo, nella 8^ edizione della Japan Suiseki Exhibition, che si è appena conclusa. Purtroppo impossibile per me andare di persona in Giappone, posso solo ammirarlo nelle poche foto che sono state condivise tra gli appassionati ed attendere il Catalogo della mostra, dove sicuramente sarà stato fotografato al meglio e dove troverò ulteriori informazioni.

Shares
  • Facebook
  • Twitter
  • Gmail

In una foto da lontano, apprezzo meglio la delicata struttura della pietra, l’esile ponte che sembra fluttuare sospeso nel nulla. Inoltre, mi sembra di poter dire che la pietra venga posizionata in modo trasversale, sul piano del tavolo. Veramente un peccato non esserci.


Daniela Schifano

Passioni: i suiseki, i gatti, tutto ciò che è giapponese tranne il sushi. Leggere, scrivere, studiare, divulgare, viaggiare.

Ti potrebbe interessare:

2 Comments

  1. stefania cavallucci

    Ecco un altro articolo che riunisce in sè tante nozioni interessanti per chi voglia avvicinarsi all’universo giapponese: una delicata e tristissima leggenda, un accenno alla leggenda cinese,la poesia adatta tratta dal Kokin Waka Shu.
    E poi lei, la Pietra leggera, aerea bella da togliere il respiro. A tutto questo, si aggiungono le informazioni sulla storia della pietra, il proprietario, l’esposizione.
    Non si può chiedere di più se non un altro articolo

    Reply
    • Daniela Schifano

      Grazie per le gentili parole. È una pietra che mi ha emozionato, per l’aspetto etereo e per la leggenda romantica a cui è stata legata dal suo proprietario. Abbiamo bisogno di sperare, anche fosse solo un giorno in un anno !

      Reply

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Categorie

Pin It on Pinterest

Shares
Share This